PIERINO E LA DOMANDA D’APICE

Un giorno Pierino tornando dal teatrino dela scuola chiese alla

mamma: ” Mamma…mamma chi èp il comico?

E la mamma rispose: ” Il comico…il comico è.quello che fa ridere

sempre anche quando si può piangere e che può far piangere

quando si può solo ridere “

Ah! – replico Pierino – e riprese – E perchè –

E la mamma – Ma …perchè …perchè ha solo in testa qualche

grillo in più!

PIERINO E IL SIGNIFICATO DELLA COSA

– Mamà  – disse un giorno Pierino – ma io è proprio che voglio

sapere COSA E’ LA COSA ? –

E la mamma rispose : senti io non ho tempo…però se mi vuoi

a capIre …devi sapere che quelle è l’istato che non è mai stato

di una ragione di cosa in cosa e che della cosa un perfetto istato!

– E Pierino: Mò…mamà…ma è che l’avete dette + che a mò già

me ne sò a scurdate! –

PIERINO SCOPRE I COMICI

Um giorno tra quanti, Pierino chiese alla mamma: ” Mamma….mamma, che

differenza c’è tra un comico e un politico?

E la mamma gli rispose or solo. : ” Pierino, Pierino,  i politici sono nati

per reggere La COSA,  ma la cosa non è nostra “.

UN GIORNO…

Un giorno Pierino, dopo essere appena cresciuto un poco

chiese alla mamma: ” Mamma chi è il più grande affabulatore

italiano?  E la mamma rispose : ” oh Pierino… Pierino, sol

per certo Berlone di Berlotto in panni …sconi dopo i primi

scognamigli. “

IL MINISTRO CORBEZZOLO E IL SEGRETO DELLA PAROLA MAGICA

Un giorno il ministro Tremulo si alzò di buon

mattino e rivoltosi al ministro Corbezzolo

chiese: ” Come possiamo rimpinquare le

casse del regno? “.

– Ardua impresa di questi tristi tempi!-

affermò il Ministro Corbezzolo, se poi

in Aita va al lardo e al mallardo!

Orbene, comunque sappiate o gran

Tremulo  siam noi il Gran ministro Corbezzolo

Mallarmé Mallardo di Malladro e solerte vi diciamo

che vi è un sol modo: trovare il tappeto

magico, la lampada magica e soffiarvi

sopra dandovi una parola segreta, e

che solo a voi or dico: Pirlusca…Pirlusca…

Pirlusca!

– E poi…e poi!- Chiese il Ministro Tremulo.

Poi occorre chiudere gli occhi e restare fermi

perché tutto cambi e perché avvenga il

tempo del fare sempre dicendo Pirlusca…

Pirlusca…Pirlusca…Pirlusca!

Allor un gran paniere di ricolmi beni

scenderà dal cielo, e oedunque ci raccomandiamo…

non aprite mai gli occhi o ministro Tremulo! “

– altrimenti? – Chiese

-… eh…altrimenti diverrete scorbiatto come

Mago Brunetto coco’ di Magicò, nonché altrimenti

cruccereste di poi il vecchio genio del gran re

Pirlusca ed egli potrebbe mandarvi al Pirellone!

Crediate, dunque, al ministro corbezzolo,

ma si badi bene per il futuro tutti i beni

sulla tavola a cantare! E guai a incontrare

l’asino di Correggio!

E siccome non si può cavalcare essendo una

peste d’asino appartenuto un tempo, prima

che giungesse a Correggio, a Raniero di

Vallombrosa, qual pur l’ottenne dall’avi

di castel dell’Arco.

IL RE PIRLUSCA E IL TAPPETO VOLANTE DEL GENIO SENZA NOME

Un giorno il re Pirlusca appena  la Fatina

Gelma Gemma Gemmini e Mago Brunetto

 Cocò di Magicò ebbero finito di invocare

il Genio ( un tempo  chiuso nella lampada

da certo …), da lì poco giunto come meno

di un mezzo fumolo, trovò un tappeto volante

con sopra la magica lampada, or mentre

l’osservano da castel dell’ordaita, la Fatina e

il mago, il ministro Corbezzolo di Mallardò 

De Malladri di Mallarmé e il ministro Tremulo

Traconte di Trebonté dei Trabucchi di Trebotti.

IL RE PIRLUSCA E LA SACRA PROMESSA AL POPOLO DEGLI AITANI

Un giorno or prima che il re Pirlusca assunse i pieni

poteri del regno degli Aitani d’Ordaita, così si rivolse

al popol: ” Oh…popol! O popol, o popolo grande, o

popol vero, o popol qual mai fu un popolino…siate

con noi e con la causa qual del presente è promessa

ed è fede una da mantenere, in quanto che ” Noi”

per te, o popol savio e di giusto acume e al qual non

manca la sagacia, tutto ci spenderemo.

Allora sarà giusto, sarò vero e sarò bello, e tu o popol

di Ordalia sarai di tutto prospero ricco e ricolmo d’ogni

bene e molti saranno ai nuovi e giusti posti, i quali

pure si moltiplicheranno a gloria del popol vero e del

popol giusto, del popol libero e savio, imperocché

saranno concessi  milioni di nuovi posti secondo le

occupazioni molte, le arti e i mestieri, ed essi saranno

invero tanti che più non si potranno contare come

le stelle dell’aureo firmamento!

Ed ora plaudite: plausi e musica non manchino mai e

allietino con i buoni canti la terra dei liberi vatussi

di Atalia Altalia Mantana e Patulla Camunia e Camunia

Patunia, or fino all’acque del Teberino

qual fu di Aiace e de’ Teaci riuniti a Teatina!

E mugugnò cantando ” La dove di Correggio l’asino non c’è…

ma sì si vede di Atalia tutta l’alta Patria fuor di quella

Ornelia e Corneliana! Oh!Oh! Oh! Misere nobis! Ma laggiù

c’è il mio cuore triste e solitario, là nella terra dei men

Vatussi e Cachi…qual liberi Latii  esser fuor dei popoli Lazii…

ne andarono essi e da primi greci di Iapo e di Iapollo per

la gloria qual fu di Marte BRANDIMARTE!Chi vuol e chi ha

la mia terra Barzana?Forse voi ministro Mallarto Malladro?

Or forse qualche figlio di Horn o di Corn? se sono io Pirlusca

son io duque pur pirluna che allora chiemerò la luna a gran

consiglio, la fatina Gelma, il mago di Magicò, perché fugando

Sepi le tenebre della notte ci renda chiara la luna, di fortuna

miluna! Ed ara a Miluna con la mia arpa canterò!

Ordunque, plauditte!”

E fu del popol plauso.

Allor ne prese a cantar e a suonar dell’arpa, mentre esterefatti

si pietrificarono tutti i presenti senza che potessero più risvegliarsi.

Così cantò: ” Miluna…! Miluna canterò e a te la speme

d’Ordaita volgerò, Fortuna, o Fortuna dei giorni or sempre

nuovi da Gennaio al primo fior di Marzo, dell’agresti agli odor

di Aprile e Maggio! Canterò…canterò…canterò…per voi or solo

canterò!

                                                           Idlanir

BRUNETTO COCO’ DI MAGICO’ E I MAMMALONI E FANNULLONI AITANI

Sì! Sì! Sì a Mago Brunetto Cocò di Magicò!

Siete te fannuloni mammaloni? Non volete sposarvi

convolando a giuste nozze?

Chi vi guida e chi mai vi guiderebbero a nuovo tempo

e a nuovo giorno, or forse Ario Feno Finzio Libero Aitano Aitante?

Oppour un qualche che dai Prodi e gli eroi prenda il nome?

A men che alla feccia del popol insavio or sol non piaccia

che di unirsi a ben altri signori e di sì gravi malumori!

Ver Corbezzolo, o Gran ministro?

Siete fannulloni e non volete lavorare?

Il popolo pietrificato da anni anni di contanto canto

e musica d’arpa infranta continuava a risoindere:

“Siam noi mammaloni e fannulloni!”

Alloruando per pi+ volte e giorni infiniti ne si rivolse

elgli al Pirlusca, alla fatina Gelma Gemma Gemmini,

al ministro Corbezzolo e al ministro Tremulo.

” Vedete il popol pur offeso è con noi, in quanto così

è che per ben regnare e reggere i destini e le sorti

di un regno il popolo va abbassato sempre di più!

Non son forse pur io o Tremulo, e dite pu voi o divin

Pirlusca, un vero genio del comando?

 

RE PIRLUSCA E I PRODIGI DELLA FATA GEMMA GELMA GEMMINI

Allor che da tempo ne fu eletto il re Pirlusca

disse Ario Bosio Patunio all’amato popol suo:

” Noi siamo di Horn e di Corn, il nostro Dio

tra tutti conosce le stelle delle vaste terre

di Horn korn de Swhaz Swhat Berbero Danot,

conosciamo la steppa e le stelle del cielo e l’erba

Berbera non ci incute timore ne ci fa paura, adunque

prenderemo il re Berlone, i suoi figli e le sue mogli,

prenderemo il grasso e laido re Pirlusca di Berlone

e lo condurremo a carponi del Dio di Horn e per l’onore

e il sangue dei figli di Corn a Salemi, là dove ci ritornerà,

pena la vita o la morte le porte del Dio arciere

ritolte al Sacro monte! Così stabilì primi di morire

il vecchio re Berberone! Sacra è la sua parola per tutti i

figli di Horn e di Corn! e sacra fu ancor prima che fosse divisa

a Renda e Brenta la Terra!Per Horn!Per Korn!”

– Stai zitto Ario Bosio, te che neanche sei un vero berbero

 se Ario e Bosio, con chi, ordunque, dividi la tua grandezza

te che come Amulio sei Camunio?- Disse la figlia, non men

creduta strega, più che vestale degli Dei, Fortuna Amunia.

– Ti farò torcere la lingua! – rispose Ario Bosio,

– Per Arte, Artemide e Artemisio invocherò la madre Atena!

Sai che paura! Rispose Fortunia, sappi che sarò io a darti

ai fasti pasti, smidollato d’un mezzo Ario e Camunio e fior fior

d’imbelle, non ornato, che pur ne volgi all’acque dell’ampolla

il segreto e la sua speme!

Non sai or forse di quanti ancor castighi e gravi e lutti

gravi per tutto questo ne avverrano.

Né è dato per virtù ai poteri e alla Legge del sacro corno di Horn

Corn! Come interferire e d’una speme d’acqua?

Vuoi forse contenere la ragione che è sovra ogni altra cosa

e qual sta ai soli Dei e alle sacre vestali.

Chiamerò Brandimarte presto e ti manderò a Sardi,

là dove potrai cantare orben il tuo canto, non men libero

dei patri patuni ai Camuni Patulli!

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      Intanto Fortuna, la madre di tutte le fatine e le streghe

      buone, pur spesso ricercata dagli uomini in terra, inviò

      un asino magico, già appartenuto un tempo ad Ario Arante

      Marte Rena Del Mante De Renart Horn Corn degli Orneli

      Corneli di Jove Joveno Di Fortena Iatena Latena De Parci

      Parti Di Liberia e Arenia Marenia

      dei Sapi Ari d’Atreo Arneo Jove Dell’Arce Di Atreo Atreno

      e dell’Arcene.

                                     …………………………..

                                L’asinello si chiese in pensiero:

                                – Dev’io…o forse posso io impare

                                o sol ricordare tutto questo?

                                E che peso che sarebbe or dato

                                e pure di Fortuna!

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      Giunto che ne fu in terra ne si si ritrovò sulla via

      di Correggio, e a chiunque gli si avvicinasse non

      era dato di catturarlo, siccome era testardo

      come un mulo, e a ciascun ne chiedeva:

      – Avete voi veduto Raniero il mio signore qual

       già Brante fu di Arco?

      E ciascun diceva: sentite è un asino che parla

      qual fa le nuvolette al fiato d’un vero nitrito

      nuvolette d’argento e vedete d’or ne cacca

      ma non per chi lo tocca indegno! Orsù prendiamolo!

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       Ma Fortuna di tutto Celere intervenne

       facendo scomparire come di una nuvoletta

       d’argento e d’oro il somarello!

       E le disse: or devi trovare la via per andare

       a castel d’Aita là dove è il re Pirlusca Berlone di

       Baldacchio e di Baldan De Malacchi di Balacchio

       De la Berla Merla  Di Malak Balak

       per dirgli: ” Orsù codardo d’alta insegne libera la regina Aita

       Ailati e il popoli degli Ari d’Arce De la Corta e dell’Orna Orta e

       de la Corna dell’Ari Arteci di Iapo Iapone e Jove Rena Renart

       Mare Mareno ( Dei Sapi Ari di Sapone Brante Diomede Di Satu Marte)

       Brante Marte degli Ati Ari e Patri D’Arni e D’Arpi di Arenia

       e di liberia De Amuno Amunio Amulio Areno Leberio Ornelio Cornelio

       Jove Mare Mareo Sante Satu Marte, dei popoli all’agreste

       sì detto sol Libero Giano!

     

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